Nebbia porta Chiara Domeniconi al Campania Libri Festival con un libro scritto insieme a Federico Cricchio, capace di unire esperienza personale, storia locale e riflessione sul dolore e sulla memoria.
Nebbia è un libro difficile da rinchiudere in una sola definizione. Saggio narrativo, memoir e riflessione civile convivono in un percorso che attraversa Modena, Riolunato, il cimitero di San Cataldo, la pianura padana e altri luoghi, facendo della geografia una parte essenziale della memoria. La nebbia diventa così qualcosa di più di un elemento atmosferico: è paesaggio emotivo, figura del ricordo, presenza che nasconde e allo stesso tempo rivela.
Pubblicato da SBS Edizioni e scritto insieme a Federico Cricchio, il volume affronta lutto, suicidio ed elaborazione del dolore senza cercare risposte facili. Per Chiara Domeniconi rappresenta una tappa particolare all’interno di un percorso editoriale già articolato, nel quale generi, temi e forme di scrittura differenti continuano a convivere.
Nebbia mescola memoir, storia locale, riflessione civile e racconto personale. Quando hai capito che una forma tradizionale non sarebbe stata sufficiente per raccontare questa storia?
Subito, quando è nata l’idea. Federico ed io volevamo proporre una storia fatta di storie legate sì tra loro dall’immagine metaforica e reale della nebbia. Servivano forme di linguaggio differenti per i temi discussi che vanno dalle land irlandesi al suicidio di mio padre ma comunque tutti sfumati dal tema della memoria e dal non usare mai la parola “morte”.
La nebbia attraversa tutto il libro come paesaggio reale ma anche come immagine della memoria e del dolore. Cosa rappresenta per te e perché è diventata il simbolo capace di tenere insieme luoghi ed esperienze così differenti?
L’acqua va dappertutto. La nebbia è acqua. La memoria anche attraverso la scrittura, i libri, può andare dappertutto. Anche attraverso l’esperienza di chi non c’è più che comunque continua a parlare nei cuori di chi l’ha amato, dei luoghi che ha abitato.
Hai scritto Nebbia insieme a Federico Cricchio. Come avete trovato un equilibrio tra due esperienze e due voci personali, soprattutto affrontando temi delicati come il lutto e il suicidio?
Federico ed io abbiamo vissuto esperienze simili come la perdita dei nostri padri entrambi a undici anni . Ci conosciamo da quarant’anni. Questo ci ha aiutato. Non tralascio l’aiuto di un buon editor e l’esperienza accumulata in questi anni di lavoro professionale nell’ambito della scrittura.
Il 1° ottobre alle 18 presenterai Nebbia allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale. È un libro che tocca temi molto intimi: quale tipo di confronto vorresti riuscire ad aprire con il pubblico del Campania Libri Festival?
Un confronto aperto, sincero e soprattutto senza tabù. Mi piacerebbe poter portare il pubblico a sentire l’odore della nebbia non come qualcosa che copre ma come qualcosa che rivela e protegge. La memoria, il passato e quindi anche il futuro e il presente.

