Con All’ombra dell’Abbazia Luigi Costa porta al Campania Libri Festival il suo esordio letterario, dopo un percorso iniziato al Salone del Libro di Torino e proseguito tra presentazioni e incontri con i lettori.
Una missione nel 1944, un antico volume custodito nell’Abbazia di Montecassino e un mistero che riemerge molti anni dopo. All’ombra dell’Abbazia è il secondo romanzo di Luigi Costa e intreccia memoria storica, Seconda guerra mondiale e suspense, muovendosi tra i bombardamenti della Linea Gustav e una ricerca che passando per il 1989 arriva fino al 2007.
Pubblicato da SBS Edizioni, il libro ha già accompagnato Costa al Salone Internazionale del Libro di Torino, a presentazioni e appuntamenti culturali più raccolti, raccogliendo una risposta positiva da pubblico e critica. Napoli rappresenta ora una nuova tappa per un esordio che ha avuto fin dall’inizio numerose occasioni di confronto con i lettori.
All’ombra dell’Abbazia nasce dall’incontro tra documentazione storica e mistero. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio Montecassino e la Linea Gustav come cuore del tuo primo romanzo?
Io sono cresciuto a Cassino, quindi è stato naturale per me quella scelte. L’idea è nata da una leggenda metropolitana che avevo appreso quando ero un bambino, ossia che la montagna su cui sorge l’Abbazia sia in realtà all’interno cava, e io mi sono sempre chiesto cosa potesse esserci dentro. Solo in seguito ho scoperto che in realtà quella era solo una delle storie che si inventava mia sorella per prendermi in giro…
Però mi ha dato modo di confrontarmi con il passato, con la memoria che tutti noi che siamo cresciuti da quelle parti ci portiamo dentro. E la parte più potente di quella memoria non può non ricondurre a quanto successo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ma nel libro c’è anche altro: ci sono molti personaggi, ogni parte ha i suoi protagonisti, ciascuno con il proprio vissuto e i propri problemi, e c’è soprattutto un mistero, un mistero inquietante che si nasconde sotto l’abbazia da migliaia di anni…
Il libro passa dal 1944 al 1989 fino al 2007, facendo riemergere nel presente qualcosa che la guerra sembrava aver sepolto. Quanto ti interessava raccontare il modo in cui la storia continua a lasciare tracce anche molti anni dopo?
Era proprio questo uno degli obiettivi del libro. Sono partito appunto da un momento chiave della nostra Storia, per poi passare per gli anni ‘80, un periodo che ho vissuto molto intensamente, fino ad arrivare quasi ai giorni nostri, nella Cassino odierna. Mi piaceva pensare che ancora negli anni Duemila, così come era stato per noi, le tracce e i ricordi della memoria collettiva continuassero a contaminare il vissuto dei giovani di oggi.
Anche se fortunatamente non l’avevamo vissuta, la guerra la portavamo dentro, dalle storie dei nostri genitori, dai residui bellici che trovavamo nei campi, ma soprattutto dagli sguardi dei nostri nonni.
Però la storia di Cassino, come quella dell’Italia intera, è anche il Medioevo, quando l’abbazia era uno degli ultimi baluardi della cultura romana, ma pure l’epoca romana e anche preromana. E proprio in questi tempi, più antichi dell’abbazia stessa, che il mistero che lega il racconto affonda le proprie radici.
Dal Salone Internazionale del Libro di Torino alle presentazioni che sono seguite, il tuo esordio ha già incontrato pubblici molto diversi. C’è qualcosa nelle reazioni dei lettori che non ti aspettavi quando hai pubblicato il romanzo?
Devo dire che non mi aspettavo che una commistione di generi, lo storico e il mistery, potesse interessare così tante persone. Però naturalmente quello che mi ha più colpito, soprattutto nella presentazione che ho tenuto (con una certa emozione, non posso negarlo) a Cassino è stata la grande partecipazione attiva di tutti gli intervenuti: è come se il libro avesse riaperto una finestra, che molti pensavano chiusa definitivamente, che si affacciava sul passato di ciascuno, e ognuno sentiva il dovere e il piacere di condividerla.
Ripeto, è stata per tutti una grandissima emozione.
Il 2 ottobre alle 15 presenterai All’ombra dell’Abbazia allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale. Con quale aspettativa arrivi al Campania Libri Festival e cosa vorresti far emergere del libro durante l’incontro di Napoli?
Cassino è terra di confine, a pochi chilometri dal limite di Molise e Campania, quindi per me sarà un po ‘ come giocare in casa. Molti dei miei amici erano, appunto, di origini campane e la mia infanzia è stata intrisa di “napoletanità”: dalle canzoni ai film, dal dialetto alle sfogliatelle e ai babà che compravamo la domenica, fino ad arrivare a Maradona.
Napoli è una città che amo, con tutte le sue contraddizioni, anzi forse proprio per queste.
Non dimentichiamoci che Napoli ha una forte tradizione nello studio della storia, per cui spero che i visitatori siano curiosi di leggere qualcosa che riguarda vicende del passato che restano comunque molto vicine a loro…

