Dopo 33 anni di carcere e l’assoluzione nel 2024, la storia di Beniamino Zuncheddu riapre il dibattito sulle responsabilità dello Stato. Il Partito Radicale promuove un appello per garantire sostegno economico alle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione.
Trentatré anni di vita sottratti a un innocente. Una condanna all’ergastolo, una lunga battaglia giudiziaria e, infine, l’assoluzione. Ma quando la giustizia riconosce il proprio errore, che cosa accade alla persona che ne ha subito le conseguenze? La vicenda di Beniamino Zuncheddu torna al centro del dibattito pubblico in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche di Zustìssia, il film diretto da Francesco Piras, distribuito in Italia dal 15 ottobre 2026.
Contemporaneamente, il Partito Radicale rilancia un appello al Parlamento per affrontare una delle questioni più delicate del sistema giudiziario italiano: la tutela economica e sociale di coloro che hanno subito una privazione ingiusta della libertà.
L’obiettivo non è soltanto ottenere il riconoscimento di un errore, ma impedire che chi torna libero debba affrontare ulteriori anni di precarietà nell’attesa di una riparazione economica.
La proposta di legge Zuncheddu: un sostegno economico dopo l’assoluzione
L’iniziativa promossa dal Partito Radicale, che vede tra le prime firmatarie Irene Testa e Gaia Tortora, pone al centro una misura concreta: garantire una provvisionale economica alle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione, in attesa della definizione del procedimento di riparazione. Il problema riguarda una fase particolarmente difficile della vita di chi ha trascorso molti anni in carcere senza aver commesso il reato contestato. La libertà riconquistata, infatti, non coincide automaticamente con la possibilità di ricostruire un’esistenza. Possono mancare un lavoro, un reddito, una casa, una rete di relazioni o le condizioni necessarie per reinserirsi nella società.
L’attuale ordinamento italiano già prevede strumenti di riparazione per l’ingiusta detenzione e per l’errore giudiziario, disciplinati rispettivamente dagli articoli 314 e seguenti e 643 e seguenti del Codice di procedura penale. Il loro riconoscimento, tuttavia, richiede procedure specifiche e può comportare tempi non brevi. La proposta sostenuta dai Radicali di Pannella intende intervenire proprio in questo intervallo, prevedendo un aiuto economico prima della conclusione definitiva della procedura di riparazione.Il principio politico e giuridico è chiaro: il riconoscimento dell’innocenza non dovrebbe lasciare una persona senza mezzi per affrontare il ritorno alla vita libera.
L’appello al Parlamento e la mobilitazione per le vittime della malagiustizia
L’appello pubblico, intitolato “La giustizia non può più attendere”, si rivolge ai Presidenti di Camera e Senato, alle Commissioni Giustizia, ai gruppi parlamentari e a tutti i rappresentanti delle istituzioni.La richiesta è che le proposte legislative dedicate alle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione ricevano un esame parlamentare concreto, superando le divisioni tra maggioranza e opposizione.
Secondo i promotori, la mobilitazione per la proposta Zuncheddu ha già coinvolto oltre 50.000 cittadini.Occorre tuttavia distinguere questo dato dal percorso istituzionale: la proposta di iniziativa popolare denominata “Legge Zuncheddu ed altri su risarcimento vittime di giustizia”, presentata alla Camera il 31 dicembre 2025 con il numero A.C. 2755, risulta nella scheda parlamentare con la dicitura “Non raggiunto il quorum di firme”.
È dunque necessario chiarire e superare anche gli ostacoli procedurali che impediscono l’avanzamento dell’iniziativa. Resta aperta, indipendentemente dal percorso della singola proposta, la questione politica di fondo: quali risposte intende assicurare il Parlamento a chi ha subito un errore giudiziario ?L’appello richiama anche la storia di Enzo Tortora, divenuta simbolo della battaglia per le garanzie individuali, la responsabilità delle istituzioni e la tutela degli innocenti.
Due vicende profondamente diverse, accomunate dalla necessità di interrogarsi sul rapporto tra potere giudiziario, libertà personale e diritti del cittadino.
“Zustìssia”, il film che riporta Beniamino Zuncheddu al centro del dibattito
Zustìssia, uscito nelle sale della Sardegna l’8 ottobre e nel resto d’Italia il 15 ottobre, ricostruisce una delle vicende giudiziarie più drammatiche della storia repubblicana.Nel 1991 Beniamino Zuncheddu, pastore originario di Burcei, viene coinvolto nelle indagini relative a un triplice omicidio avvenuto nel territorio di Sinnai. Condannato all’ergastolo, trascorre quasi 33 anni in carcere prima di ottenere la libertà nel novembre 2023 e l’assoluzione il 26 gennaio 2024.
Il film, diretto da Francesco Piras, è tratto dal libro Io sono innocente, scritto da Zuncheddu insieme all’avvocato Mauro Trogu e pubblicato da De Agostini.
A interpretare Zuncheddu è Fabrizio Ferracane, mentre Michele Riondino veste i panni dell’avvocato Mauro Trogu, protagonista della battaglia legale per la revisione del processo. Nel cast figura anche Geppi Cucciari, che interpreta Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale e garante delle persone private della libertà personale della Regione Sardegna.
La pellicola non rappresenta soltanto il racconto di un errore giudiziario. Porta sul grande schermo il rapporto tra il cittadino e le istituzioni, la fragilità delle garanzie individuali e il peso umano di una condanna ingiusta.
Soprattutto, contribuisce a porre una domanda destinata a sopravvivere ai titoli di coda: può considerarsi conclusa una vicenda giudiziaria quando l’innocenza è stata riconosciuta, ma le conseguenze dell’errore continuano a condizionare la vita della persona?
Geppi Cucciari e Irene Testa: il risarcimento come diritto
Il collegamento tra il film e la richiesta di una tutela economica è emerso anche durante un dibattito organizzato da Radio Radicale il 6 ottobre 2026, con la partecipazione di Geppi Cucciari, Irene Testa, Beniamino Zuncheddu e Mauro Trogu, moderato dalla direttrice Giovanna Reanda.
Cucciari ha espresso l’auspicio che il film contribuisca a riaccendere l’attenzione sul tema del risarcimento, sottolineando che non si tratta di un capriccio, ma di un diritto.
Una posizione condivisa da Irene Testa, secondo la quale la battaglia per Zuncheddu non può arrestarsi al momento dell’assoluzione.
L’obiettivo, ha spiegato, è ottenere una “giustizia a 360 gradi”, non limitata alla restituzione della libertà.
Il significato dell’iniziativa cinematografica assume così una dimensione che supera la semplice ricostruzione storica. La vicenda individuale diventa uno strumento per discutere una questione collettiva e sollecitare cambiamenti normativi.
La cultura può sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soltanto le istituzioni possono trasformare quella consapevolezza in disposizioni capaci di offrire protezione e sostegno.
Errori giudiziari, la responsabilità dello Stato non termina con l’assoluzione
Il caso Zuncheddu invita a una riflessione che riguarda l’intero sistema democratico.
La giustizia non consiste esclusivamente nell’accertamento delle responsabilità penali e nella punizione dei colpevoli. Comprende anche la capacità di riconoscere gli errori, correggerli e predisporre strumenti adeguati per affrontarne le conseguenze.
Nessuna somma di denaro può restituire gli anni trascorsi in carcere. Una riparazione economica, tuttavia, può rappresentare una condizione indispensabile per consentire alla persona di ricostruire il proprio futuro.
In questo senso, l’iniziativa del Partito Radicale solleva una questione che dovrebbe trovare spazio nel confronto parlamentare indipendentemente dalle appartenenze politiche. La tutela degli innocenti, la certezza del diritto e la responsabilità dello Stato non sono temi riconducibili a una sola parte politica, ma principi che riguardano la credibilità delle istituzioni.
Come firmare l’appello per la proposta di legge Zuncheddu
Il Partito Radicale invita i cittadini a sostenere e condividere l’appello pubblico rivolto al Parlamento italiano.
L’appello è disponibile sul sito ufficiale del Partito Radicale:
Firma e consulta l’appello per la proposta di legge Beniamino Zuncheddu
La sottoscrizione dell’appello è una forma di sostegno pubblico alla richiesta politica e non va confusa con la raccolta delle firme legalmente necessarie per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare.
La storia di Beniamino Zuncheddu, oggi raccontata anche attraverso il cinema, dimostra quanto possano essere profonde e durature le conseguenze di un errore giudiziario. Il confronto politico è chiamato ad affrontare non soltanto le modalità per prevenirlo, ma anche gli strumenti necessari per garantire che chi lo ha subito non venga abbandonato dopo l’assoluzione.
Perché restituire la libertà è il primo passo. Restituire dignità e condizioni di vita adeguate è una responsabilità che lo Stato non può ignorare.


