Fili rossi intrecciati ha accompagnato l’esordio di Aurora Chiusoli e continua a regalarle nuove esperienze. A Napoli arriva in una città con cui conserva anche un legame familiare.
Ci sono fili che uniscono, altri che costringono a guardare ciò che fa male. Fili rossi intrecciati di Aurora Chiusoli racconta l’adolescenza attraverso il trauma, la fuga, la violenza familiare e l’incontro inatteso tra due ragazzi che portano con sé ferite differenti. Il romanzo, pubblicato da SBS Edizioni, è il libro d’esordio dell’autrice e ha già segnato un percorso ricco di incontri e soddisfazioni.
Al centro della storia ci sono Lapo e Ninni, due giovani che si incontrano durante una fuga e costruiscono un legame fragile ma necessario. Per Chiusoli il Campania Libri Festival rappresenta inoltre un ritorno verso una città non estranea: nella sua storia familiare c’è infatti anche Napoli. Intanto il percorso di scrittura continua, con un nuovo libro ormai in fase avanzata.
Fili rossi intrecciati è il tuo romanzo d’esordio e ti ha già accompagnata attraverso molte esperienze. Qual è stata, finora, la risposta dei lettori che ti ha fatto capire più chiaramente che questa storia era riuscita ad arrivare agli altri?
Sicuramente anche solo riuscire a emozionare qualcuno tramite la propria storia ti fa capire che qualcosa è arrivato. Le parole hanno un grande potere, creano un ponte di comunicazione tra le persone. La cosa più magica è quando un lettore mi riferisce una sfumatura particolare di cui neanche io ero a conoscenza. Scrivere è mostrare una storia prestando i propri occhi al lettore, quando poi è il lettore a prestarmi i suoi scopro sempre cose nuove e punti di osservazione differenti. Ed è in questi momenti che mi accorgo di come il lettore si sia totalmente immerso nel romanzo.
Lapo e Ninni si incontrano mentre entrambi stanno cercando, in modi diversi, una via d’uscita. Quanto era importante raccontare l’adolescenza senza attenuare il peso delle ferite ma senza togliere ai personaggi la possibilità di cambiare?
L’adolescenza è il periodo per eccellenza del cambiamento, il momento in cui impariamo a camminare da soli nonostante tutte le difficoltà. Lapo e Ninni sono due ragazzi che lo hanno sempre fatto ed è nell’adolescenza che scoprono il coraggio di costruire la propria identità. I due protagonisti ci insegnano a trasformare il peso delle ferite in un dono per noi stessi e per chi ci ricorda. Ci ricordano che una via d’uscita c’è sempre e spesso per passarci attraverso dobbiamo curare la ferita dalla quale fuggiamo.
Stai già lavorando a un nuovo libro. Dopo tutto ciò che Fili rossi intrecciati ti ha insegnato come autrice, senti che il tuo modo di scrivere sta cambiando?
Sarebbe impossibile il contrario: Fili rossi intrecciati l’ho scritto senza pensare che qualcuno un giorno l’avrebbe letto,la scrittura è stata fluida e spontanea. Scrivendo il secondo mi sono resa conto di quanto la pubblicazione del primo mi abbia profondamente cambiato, mi ha arricchito dal punto di vista puramente stilistico, ha fatto emergere più insicurezze su ciò che il lettore avrebbe provato leggendo.
Il 2 ottobre alle 11:30 presenterai Fili rossi intrecciati allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale. Napoli è anche una città legata alla tua famiglia: quanto conta tornare qui con il tuo primo romanzo e incontrare questo pubblico?
Napoli è una città che ha sempre fatto parte della mia vita e in cui ho tanti ricordi e persone care. È una città calda, che ti abbraccia completamente. Sono sicura che tornarci per quest’occasione la renderà ai miei occhi ancora più speciale. È bello sapere che oltre al nuovo pubblico, ci saranno anche tante persone che già mi conoscono e mi vogliono bene.

