Dopo Casa Sanremo Writers 2026, Sempre ritorni come l’onda prosegue un anno di incontri e promozione che porterà Antonio Scommegna anche al Campania Libri Festival.
Un’onda che torna, porta con sé memoria, identità, fede, terra e lingua. Sempre ritorni come l’onda di Antonio Scommegna continua il proprio percorso pubblico dopo mesi particolarmente intensi, segnati anche dalla partecipazione a Casa Sanremo Writers 2026. La raccolta, pubblicata da SBS Edizioni, attraversa radici culturali, fragilità e ricerca di senso con una poesia profondamente legata all’esperienza individuale.
Insegnante e operatore culturale, Scommegna vive la poesia anche come occasione di incontro e divulgazione. Nel libro il dialetto di Margherita di Savoia diventa parte di un discorso più ampio sull’appartenenza, mentre fede, sensualità e memoria costruiscono una riflessione che guarda continuamente al rapporto tra passato e presente.
Sempre ritorni come l’onda continua a viaggiare dopo un anno particolarmente intenso, che ti ha portato anche a Casa Sanremo Writers 2026. Cosa hai scoperto del libro attraverso tutti questi incontri con pubblici diversi?
Gli incontri mi hanno restituito emozioni, domande e interpretazioni che non avevo previsto. Alcune persone si sono riconosciute nelle mie poesie, altre nel tema del ritorno, altre ancora si sono ritrovate nei miei versi. E questo, per chi scrive, è un regalo enorme. Anche l’esperienza di Casa Sanremo Writers 2026 ha rappresentato un passaggio importante: incontrare un pubblico nuovo, in un contesto così ricco di voci e storie, mi ha fatto comprendere ancora di più quanto un libro possa continuare a viaggiare ben oltre le intenzioni dell’autore. Forse è proprio questo che ho scoperto: che una storia, una volta pubblicata, non appartiene più soltanto a chi l’ha scritta. Continua a vivere negli occhi, nelle parole e nelle emozioni di chi la legge. E Sempre ritorni, in questo senso, continua davvero a viaggiare.
Nella raccolta il ritorno alle radici non è soltanto memoria, ma anche lingua, identità e appartenenza. Quanto è importante per te raccontare la terra d’origine senza trasformarla in semplice nostalgia?
Per me è fondamentale, perché raccontare la terra d’origine significa anche raccontare ciò che siamo diventati grazie a quella terra. La memoria è un punto di partenza, ma non può essere un rifugio in cui restare. Ho cercato di riportare nelle pagine non soltanto i luoghi, i paesaggi o i ricordi, ma soprattutto una lingua, dei gesti, un modo di guardare il mondo e di stare in relazione con gli altri. Le radici, quando sono autentiche, non ci tengono fermi: ci permettono di capire da dove veniamo mentre continuiamo a muoverci. In queste poesie ci sono la bellezza, certo, ma anche le contraddizioni, le distanze, le ferite e tutto ciò che inevitabilmente cambia nel tempo. Credo che sia proprio questo a trasformare la nostalgia in appartenenza: non guardare indietro per ricostruire un mondo perduto, ma tornare alle proprie radici per comprendere meglio il presente e, forse, anche noi stessi.
Sei da molti anni impegnato anche nella promozione culturale e nella diffusione della poesia. Cambia il tuo modo di vivere una presentazione quando sei tu a trovarti dalla parte dell’autore?
Sì, cambia, e forse proprio perché conosco bene il “dietro le quinte” di una presentazione. Quando promuovo il lavoro degli altri posso concentrarmi soprattutto sulla relazione tra l’autore e il pubblico; quando sono io l’autore, invece, mi trovo inevitabilmente più esposto. Essere dall’altra parte del tavolo significa mettere in gioco qualcosa di molto personale. Un libro nasce spesso in solitudine, ma durante una presentazione quella solitudine si interrompe: le parole diventano voce, incontro, confronto. E allora scopri che ciò che hai scritto può suscitare emozioni o domande che non avevi immaginato. Forse la differenza più grande è proprio questa: da organizzatore o promotore accompagno le parole degli altri; da autore devo imparare a lasciare andare le mie. E non è sempre facile. Ma è anche una delle parti più belle del percorso, perché il libro smette di essere soltanto un oggetto e diventa una relazione. Dopo tanti anni dedicati alla promozione culturale, vivere questa esperienza in prima persona mi ha reso anche più consapevole di quanto sia prezioso chi costruisce occasioni d’incontro intorno ai libri. Oggi guardo quelle occasioni con una gratitudine ancora maggiore.
Il 1° ottobre alle 17:30 presenterai Sempre ritorni come l’onda allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale. Dopo tanti appuntamenti durante l’anno, cosa vorresti che il pubblico del Campania Libri Festival portasse con sé da questo incontro?
Vorrei che portasse con sé soprattutto una sensazione: quella di aver incontrato una storia fatta di poesie capace di parlare ancora, anche dopo aver chiuso il libro. Il Campania Libri Festival è un’occasione particolarmente significativa perché mette insieme lettori, autori e tante voci diverse. Dopo un anno così intenso, arrivare a questo appuntamento con Sempre ritorni come l’onda significa per me proseguire un viaggio che non considero ancora concluso. Ogni incontro aggiunge qualcosa alla storia e, in qualche modo, la fa ripartire. Mi piacerebbe che chi sarà allo stand SBS Edizioni il 1° ottobre alle 17:30 portasse via una parola, un’immagine, magari anche una domanda. Qualcosa che continuasse a lavorare dentro di sé dopo l’incontro. Perché, in fondo, credo che il senso di una silloge sia anche questo: non dare necessariamente delle risposte, ma lasciare un’eco. E se Sempre ritorni come l’onda riuscirà a lasciare quella piccola onda in qualcuno, allora il viaggio sarà davvero continuativo.

