Una voce anonima, una storia che non cerca di rassicurare e una Napoli che smette di essere sfondo per entrare nella materia stessa del romanzo.
Smisurata confessione non è un libro che cerca una lettura comoda. Fin dall’inizio porta il lettore dentro una voce ossessiva, alterata e moralmente compromessa, costruendo un percorso nel quale violenza, desiderio, manipolazione e perdita del limite vengono esposti senza alleggerimenti. La confessione non diventa assoluzione: resta una ferita aperta, affidata allo sguardo di chi legge.
È probabilmente uno dei titoli più duri pubblicati da SBS Edizioni, e proprio questa radicalità ha già acceso reazioni e confronti. Alla durezza dei temi si accompagna una scrittura molto controllata, costruita sul ritmo della voce narrante e sulla progressiva alterazione della percezione. Napoli e il golfo partecipano a questo processo: non fanno da semplice ambientazione, ma diventano spazio mentale, attrazione, decomposizione e smarrimento.
Intorno all’autore resta invece il mistero. Lele G continua a scegliere l’anonimato e anche la possibilità di incontrarlo a Napoli resta volutamente sospesa. Potrebbe esserci, potrebbe passare vicino allo stand senza essere riconosciuto: una condizione che, quasi inevitabilmente, finisce per dialogare con la natura stessa del libro.
Smisurata confessione mette il lettore davanti a una voce che non chiede di essere giustificata e che spesso provoca disagio. Quanto era importante per te non proteggere chi legge e non addolcire la materia del romanzo?
Vitale, a partire dal titolo. Sì è smisurati se, e solo se, non vi sono filtri né assoluzioni.
Il libro sta ricevendo attenzione anche per la qualità della scrittura, nonostante – o forse proprio insieme – alla durezza della storia. Come hai lavorato sulla lingua per evitare che il perturbante diventasse semplice provocazione?
La prima stesura è stata un dolore per me, persino. Ammiccamenti, citazioni, ceselli e miniature sono le necessarie concessioni alla cultura letteraria, che voglio sia sempre argomento e tema dei miei scritti.
Napoli è legata a doppio filo a Smisurata confessione e nel romanzo sembra quasi assumere il ruolo di un personaggio. Cosa c’è di questa città che era indispensabile alla storia e che non avrebbe potuto essere sostituito da un altro luogo?
Senza Napoli non ci sarebbe il romanzo. Senza Napoli non avrebbe avuto senso de-scrivere questa storia. Senza Napoli saremmo tutti più poveri.
Il Campania Libri Festival porterà il romanzo proprio a Napoli, mentre la tua eventuale presenza resta coerentemente avvolta nel mistero. Se ci sarà un appuntamento o un passaggio allo stand SBS Edizioni, vorrai indicare giorno e orario oppure anche questo incontro deve restare parte della tua Smisurata confessione?
Ci sarò. E non lo saprete.

