Il 9 settembre, con Non puoi contare l’infinito Constellation in prima nazionale, alle ore 21:00 all’Auditorium Conciliazione

Romaeuropa Festival prosegue la doppia inaugurazione della sua quarantunesima edizione mercoledì 9 settembre all’Auditorium Conciliazione, affidando la seconda serata, con il sostegno di Banca Ifis, alla musica e all’incontro tra Caterina Barbieri, ONCEIM – Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l’Improvvisazione Musicale, diretta da Frédéric Blondy, e il Leone d’oro alla Biennale Christian Marclay.

Dopo l’apertura dedicata alla danza con le coreografie di Sofia Nappi, il festival propone una serata che accosta due differenti visioni della composizione contemporanea, accomunate dal lavoro sul suono e sulla sua trasformazione in tempo reale.

Caterina Barbieri torna al Romaeuropa Festival

Tra le figure più rilevanti della scena musicale italiana contemporanea e ormai protagonista del panorama internazionale, Caterina Barbieri torna a Romaeuropa Festival con la prima nazionale di Non puoi contare l’infinito, nuova composizione commissionata dalla Philharmonie de Paris e dal festival stesso per ONCEIM.

Per Barbieri si tratta del terzo appuntamento al Romaeuropa Festival: nel 2018 aveva presentato Patterns of Consciousness, ridisegnato dal vivo per il REF, esplorando attraverso sintetizzatori e sequenziatori pattern e strutture elettroniche ipnotiche; nel 2023 era tornata con Spirit Exit, aprendo il suo universo sintetico agli strumenti organici, alla voce e ai testi. Con Non puoi contare l’infinito questa ricerca si espande alla dimensione orchestrale, trasferendo nell’incontro con gli oltre trenta musicisti di ONCEIM le tecniche compositive sviluppate attraverso l’elettronica e i sintetizzatori analogici.

Direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia, Caterina Barbieri ha costruito negli ultimi anni un linguaggio capace di tenere insieme elettronica e sperimentazione, tecnologia e percezione umana, rigore compositivo e intensità emotiva. La sua ricerca esplora il rapporto tra tecnologia, creazione musicale e gli effetti del suono sulla percezione, attraversando temi come la memoria, il tempo, gli stati di trance e le alterazioni della coscienza.

Al centro di Non puoi contare l’infinito ci sono la nascita e la separazione, il passaggio dall’unità alla differenza, dall’infinito al finito

«Questa musica, per me, è un canto della perdita dell’Uno — scrive Barbieri — un groove che ripercorre la ferita del vuoto originario. La musica è il taglio del cordone ombelicale».

Cuore della composizione è una matrice armonica originariamente programmata da Barbieri sul suo sequencer analogico ER-101: una struttura che non si rivela mai nella sua interezza, ma apre a molteplici possibilità affidate ai musicisti. Scrittura e improvvisazione convivono così in una musica che si trasforma nel tempo della performance, facendo dell’orchestra un organismo vivo e in continua evoluzione.

La composizione si articola in due atti: Bruma, per orchestra, tre voci ed elettronica, e il conclusivo Non puoi contare l’infinito, per archi, ottoni e voce, da cui l’opera prende il titolo. Quest’ultimo nasce da una poesia della stessa compositrice che immagina il dialogo tra una madre e il proprio figlio sulla soglia della nascita, rappresentata contemporaneamente come un inizio e una fine. Nell’elegia conclusiva la voce del soprano imita il movimento innaturale, quasi meccanico, di una melodia al contrario, mentre archi e ottoni, attraverso continue fluttuazioni dell’intonazione, evocano il pianto di un neonato, insieme alieno e irrimediabilmente umano.

Christian Marclay apre la serata con Constellation

Ad aprire la serata è Constellation di Christian Marclay, compositore, musicista e artista visivo statunitense, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, che da oltre quarant’anni pone il suono al centro di una pratica che attraversa performance, installazione, concerto, scultura e video, esplorandolo come materia organica attraverso vinili, registrazioni, colonne sonore e ogni forma di «rumore».

Per questo progetto, in continuità con le performance Found In, ha raccolto direttamente dai musicisti di ONCEIM timbri, tecniche e possibilità espressive, costruendo un archivio di «oggetti sonori» da trasformare e ricomporre. Come nella musica concreta, la materia viene scolpita, modellata e alterata, ma sono gli stessi interpreti a manipolarla attraverso i propri strumenti, in un processo che valorizza l’identità di ciascuno e, insieme, la dimensione collettiva dell’orchestra. La componente fisica e gestuale di questa trasformazione è centrale: Marclay lascia ai musicisti uno spazio creativo che permette a ogni esecuzione di rinnovarsi, costruendo collettivamente timbri e texture.

Anche la struttura nasce dall’assemblaggio di elementi apparentemente distanti, senza cancellarne la singolarità. Punto di partenza sono le partiture musicali raffigurate nelle nature morte del XVI e XVII secolo e nella pittura cubista di Georges Braque, Juan Gris e Pablo Picasso, dalle quali Marclay estrae frammenti melodici e armonici, mettendo così in dialogo gli aspetti più tradizionali del linguaggio musicale con la dimensione astratta e «rumoristica» dell’opera.

ONCEIM e la direzione di Frédéric Blondy

Guidata da Frédéric Blondy, ONCEIM riunisce oltre trenta musicisti provenienti da differenti ambiti e pratiche musicali e fa della creazione collettiva, dell’improvvisazione e della ricerca sul suono il centro del proprio lavoro. L’orchestra diventa così un terreno comune per due differenti visioni della composizione contemporanea: quella di Marclay, che parte dall’oggetto sonoro per trasformarlo attraverso il gesto degli interpreti, e quella di Barbieri, che porta nell’organico orchestrale i processi generativi della propria ricerca elettronica.

By SenzaBarcode Redazione

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