Cultura nella Capitale, preoccupanti sforbiciate “Dalla singolare gestione del Teatro Valle al pasticcio dell’Auditorium” dichiarazioni di Fabrizio Ghera, esponente di Fdi-An
“Come Fdi-An siamo molto preoccupati per quanto sta accadendo al comparto cultura della Capitale, già fortemente penalizzato dai tagli apportati dall’ex giunta di sinistra in questi ultimi 3 anni, sforbiciate che hanno indebolito i fiori all’occhiello della nostra città. Dalla singolare gestione del Teatro Valle al pasticcio dell’Auditorium, con l’ex sindaco che dopo la dimenticanza di firmare la nomina del Cda, che da 16 componenti doveva scendere a 5 per legge sopravvenuta, ha messo in piedi una manovra artificiosa per modificare, senza poterlo fare, lo statuto e regalare anche un posto nel Cda alla famiglia Caltagirone fino alla recente gaffe mondiale sulle statue coperte per la visita del presidente iraniano.
Non solo, abbiamo assistito anche alla chiusura del Cinema Aquila al Pigneto, uno dei simboli del cinema indipendente, e ancora alla cessazione dei teatri di cintura e dei centri culturali in periferia, l’‘Elsa Morante’, l’‘Aldo Fabrizi’ e il ‘Gabriella Ferri’ che hanno acceso luci contro il degrado attraverso iniziative culturali, mostre, spettacoli teatrali e cineforum. Così come registriamo la grave sospensione, ormai da mesi, delle attività del Gran Teatro di Roma, una struttura che con i suoi oltre 3000 posti a sedere è il teatro più grande d’Italia ed ha ospitato più di 1000 repliche, tra musical, concerti e pieces teatrali, e che paradossalmente oggi rischia la chiusura definitiva a causa di cavilli burocratici e confusioni normative.
Si tratta, complessivamente, di una scure sulla cultura senza precedenti mentre nel bilancio 2016 sono previsti altri tagli al Dipartimento Cultura e ancora non sono stati rinnovati alcuni contratti di servizio tra cui quello con la società Zètema. L’azzeramento della cultura nella Capitale, insieme all’indebolimento della filiera e dell’indotto sbugiardano ancora una volta il mito della sinistra e del suo sedicente buongoverno culturale, Roma e i romani non meritano tale desertificazione”.

