lo-spettacolo-degli-uomini

Le scalinate che portavano al palco erano in numero esiguo, e i protagonisti dello spettacolo speravano ogni volta che quegli scalini si moltiplicassero all’infinito come d’incanto, verso l’orizzonte, per ritardare quel momento verso l’eternità. Il tempo è tiranno, inarrestabile, e quel momento doveva infine arrivare: la famelica folla era pronta ad applaudire e a sbraitare per accogliere gli artefici del loro divertimento, della loro momentanea quanto labile evasione dalla dura realtà di tutti i giorni; ma la vita di quel pubblico non poteva mai essere più dura di coloro i quali erano pronti a regalargli quella sana mezzora di divertimento e giubilo.

L’accompagnamento al loro ingresso fu caloroso ed impagabile: la folla era in delirio, l’ovazione era talmente assordante da riuscire a sommergere la musica di sottofondo che sottolineava l’ingresso degli esibizionisti sul palco. I numeri erano davvero d’alta scuola: salti acrobatici da un lato all’altro del palco, attrezzi che volteggiavano in maniera talmente rapida da disegnare visivamente dei cerchi pressoché perfetti, fiamme luminescenti che sembravano spuntare dal nulla, quasi per magia. Il divertimento era assicurato, la folla era impazzita ed anche gli esibizionisti sembravano divertirsi, soprattutto perché alla fine di ogni numero arrivava la ricompensa prevista. In realtà, la gioia su quel palco era celata dalla maschera della necessità, che nascondeva le spine della disperazione che trafiggevano la loro anima. Tutto sembrava nella norma, ma all’improvviso, qualcosa andò storto.

Nonostante quel pezzo di carne fosse così succulento e gustoso, uno degli esibizionisti decise di fermarsi: la sua rabbia era indicibile e i suoi versi risultavano, come al solito, assolutamente incomprensibili per tutto il pubblico presente. Prima il silenzio di sorpresa, poi l’indignazione: non era mai accaduto che un esibizionista rifiutasse la propria ricompensa, e per il pubblico ciò rappresentava uno smacco assolutamente inaccettabile. Abbaii continui, miagolii lancinanti, ruggiti assordanti: il pubblico non avrebbe mai rifiutato una ricompensa così gustosa. E non lo ha mai fatto, quando gli esibizionisti erano al posto degli spettatori.

Uomini: così viziati quanto odiosi. Noi ci uccidiamo a vicenda per poter sopravvivere, per poter mangiare, per poterci difendere dai predatori, e loro invece continuano a lamentarsi, mai contenti di nulla, anche quando avevano quell’immensa fortuna che li contraddistingueva. Ma ora, quella fortuna, non esiste più. Purtroppo per loro la situazione è completamente mutata: loro sono in netta minoranza, non sono più i dominatori della Terra, quindi, perché comportarsi così? Mangiate, vi riproducete, morite, e vivete anche più a lungo di noi: pensavamo che avreste capito, finalmente, cosa significava avere un guinzaglio al collo, essere rinchiusi in una gabbia, in una piscina, ad ammirare passivamente i vostri giganteschi volti avvicinarsi, tra versi infantili e nenie incomprensibili. E invece no. Continuate a lamentarvi, ad essere insoddisfatti e a farvi dominare dalle vostre futilità. Non riuscite a vedere dentro voi stessi, come potevate capire cosa stavamo provando noi?

Lo spettacolo si concluse lì. La folla indispettita lasciò la sala, gli esibizionisti rimasero senza cibo. Avrebbero dovuto procurarselo da soli, come hanno sempre fatto gli animali. E lo fecero, ma in maniera tutta umana: il ribelle fu giustiziato e mangiato dai suoi simili, quasi per vendicarsi del suo atto di ribellione, e non certo per motivi di sopravvivenza. Dopo millenni di egoismo smodato e di sfruttamento verso il prossimo, la coscienza collettiva non può certo cambiare in un battito di ciglia: anche in situazioni diverse, l’uomo di dimostra sempre per quello che è.

By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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