Serio? Ovviamente No.Solo Dolore LaFra

Ci sono quei discorsi che non riusciamo ad affrontare perché sono scomodi, non quotidiani. Non sappiamo cosa dire o come dirlo. Oppure diamo per scontato che le parole non abbiano valore in certe situazioni, cosa che sotto un determinato punto di vista è vera.E’ il dolore che ci lascia di stucco. Sappiamo benissimo come gestire informazioni su genocidi, guerre civili, bambini abbandonati o uccisi, stupri, crisi economiche, cambi di sesso, migrazioni, sbalzi climatici…eppure, non riusciamo a confrontarci col dolore. Quello personale. Quello emotivo. Quello che ci ricorda che siamo umani. E se percepiamo che un nostro amico, nostra mamma, il nostro ragazzo, provano dolore, allora significa che possiamo provarne anche noi. Che non siamo invincibili. Che se tocca loro, può toccare anche noi.

Ma ti pare? Ho una vita troppo oberata di impegni per poter essere anche solo sfiorata dal dolore, figuriamoci viverlo. Ci penserà poi il mio cervello ad inibire il tutto, farà strategie, non me ne accorgerò nemmeno che sto soffrendo. Al massimo prendo un paio di tranquillanti, non mi faranno certo male. Ci sono anche le cure omeopatiche. Ma il dolore no, non arriverà mai a me. Non mi posso permettere di piangere, ho una reputazione. Non è concesso provare dolore, piangere, sfogarsi nel 2012.


Si può abbinare viola e arancione, ma non si può piangere. Non c’è posto per l’emotività. Per parlarne, per discuterne – ovviamente sto omettendo i cari tristi agghiaccianti inutili insulsi salotti pomeridiani della D’ Urso, per non fare nomi. Non c’è modo per vivere il nostro male. Non possiamo godercelo a fondo. Dobbiamo fermarci prima, dobbiamo evitarlo. Perché prevenire è meglio che curare.
E se… qualcuno volesse sguazzarci nella sua sofferenza? Se crede di essersela meritata? Possiamo decidere di dividere appartamenti con sconosciuti, ma non possiamo decidere di stare male. Bizzarro. Forse siamo talmente abituati a relegare le cose nei loro spazi che decontestualizzarle ci spaventa. Ogni cosa ha il suo posto, ogni posto ha la sua cosa.

Serio? Ovviamente, no.
E’ parte del quotidiano, ma non sappiamo gestirlo bene. Perché lo rifiutiamo. Lo consideriamo deleterio. Da vivere in solitudine. Come se si potesse condividere. Si è sempre soli, anche se si è stretti alla persona che si ama. Non potrà mai sentirlo come noi, e noi non potremo mai sentire il suo.
Ma non è da evitare come il centro al primo giorno di saldi. Impariamo a goderci anche il silenzio che rompe le orecchie, e le lacrime che pungono il viso.

Accettarlo, ci fa già sentire meglio.

 

By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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