L’italiano parla male, l’italiano parla male, l’italiano l’italiano l’italiano parla male…Parla!!
Prendo libera ispirazione dal successo trasmesso dalle radio l’estate appena trascorsa, perché rende molto bene l’idea che vorrei passare. 

L’italiano parla – ed effettivamente balla – male. Ha un utilizzo titubante della lingua madre, ignora l’esistenza di un vocabolario dei sinonimi e contrari, si esprime a versi, gesti, parolacce, abbreviazioni e parole straniere, che fanno figo e non impegnano.  Ci vestiamo tutti casual, chic, dandy, basic, usciamo random, ascoltiamo disco, techno, house, cerchiamo il nostro partner, bff, facciamo i wedding planner, i sales manager, siamo addicted a
qualunque cosa, googliamo e twittiamo tutto il giorno, parliamo con lo slang, ci costruiamo una carriera perché esperti di web marketing, viral, e potrei andare avanti ancora per una bella mezz’ora. Fermi tutti.

I sommi poeti si stanno rivoltando nella tomba, loro sciacquavano in panni in Arno, e noi li andiamo ad infilare velocemente nell’asciugatrice, sperando che si secchino il più possibile. Sì, no, cioè, vabbè, nel senso, che te lo dico a fare, tanto hai capito, no? In effetti, no. Perché non mi hai spiegato nulla, che dovrei aver capito? Su che basi pensi che io ti possa aver capito? Eppure, non arrivano ulteriori specifiche.

Il dialogo è unidirezionale: tu parli – e ti capisci -, io ascolto – e non ho la minima idea di cosa tu mi voglia spiegare-. Sono quelle conversazioni in cui hai le braccia incrociate, le gambe accavallate, i piedi puntati verso la porta più vicina e sei talmente sul bordo della sedia che rischi di cadere. Ma anche il linguaggio del corpo non scaturisce nel tuo interlocutore il minimo dubbio, egli andrà avanti a blaterare congiunzioni a caso, senza nulla da congiungere.

E non entriamo nel reparto “commenti sui social network” -ci sono caduta anch’io-. La rete è colma, ma che dico colma, piena, zeppa, intrisa, ridondante quasi nauseata da parole troncate. Le abbreviazioni. Tutti le usiamo quotidianamente, sono tra le sostenitrici più accanite del cmq, ma c’è un limite a tutto.

“T lovvo trp, 6 l’uniko x me” e quella k? Cosa mi sta a significare? 

Provate a pensare alla vostra canzone preferita, riscritta in chiave abbreviotuttocosìmandosolounsmsenorischiodispendere30centperdirtiqualcosachemagarièancheimp
 ortante. La kiamavano bcc d rs mttv l’amore spr ogni cs Sento il dolore nelle dita mentre lo scrivo!! Le insegnanti di italiano fanno bene a dare brutti voti nei temi, ogni parola deve essere scritta per esteso, possibilmente senza errori –orrori- ortografici. E’ una questione di educazione alle forme corrette, da lì, secondo la mia modesta opinione, anche il comportamento e l’approccio al nuovo, al diverso, ne gioverebbe.

O forse no? Ai posteri l’ardua sentenza.

Contatta La Fra

{jcomments on}

By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

Cosa ne pensi?

errore: Content is protected !!