Da Procida ai workshop in diverse città italiane, il percorso dell’autrice di Frammenti di vita unisce lettere, condivisione e scrittura come spazio di consapevolezza.

Dieci lettere, dieci frammenti e altrettante possibilità di riconoscersi nelle parole degli altri. Frammenti di vita. Dieci lettere in cerca di un mittente è il secondo libro di Alessandra Esposito e nasce anche dal dialogo avviato con i lettori dopo Frammenti di frastuono. Un progetto in cui la scrittura diventa ascolto, consapevolezza e relazione.

Nata e cresciuta a Procida e oggi residente a Milano, Esposito sta portando questo lavoro anche fuori dalle pagine attraverso workshop e incontri in diverse città italiane. Firenze con EirenFest, Brisighella e gli altri appuntamenti diventano così tappe di un percorso che mette al centro la parola condivisa e l’esperienza diretta con il pubblico.

Frammenti di vita. Dieci lettere in cerca di un mittente nasce anche dalle storie condivise dai lettori dopo Frammenti di frastuono. Quanto ha inciso questo dialogo con chi legge nella nascita del secondo libro?

Ha inciso moltissimo. Frammenti di frastuono nasceva da una dimensione molto intima, da emozioni, ricordi e passaggi della mia vita, ma quando ho iniziato a incontrare i lettori mi sono resa conto che quei frammenti non erano più soltanto miei. Le persone si riconoscevano, mi raccontavano le loro storie, condividevano ferite, silenzi, amori, perdite. Da lì è nata l’esigenza di fare un passo ulteriore. Frammenti di vita nasce proprio da questo incontro: dieci lettere ispirate a storie vere, che partono da vite precise ma cercano di diventare universali. In fondo il mittente può essere chiunque di noi, così come ciascuno può ritrovarsi, almeno per un istante, nel destinatario di una lettera.

Le dieci lettere parlano di ascolto, consapevolezza e scrittura come forma di cura. Cosa può offrire oggi il gesto lento dello scrivere in un tempo dominato dalla velocità?

Credo possa offrirci qualcosa che oggi rischiamo continuamente di perdere: il tempo di ascoltarci davvero. Scrivere a mano, fermarsi davanti a un foglio bianco, scegliere una parola e magari cancellarla significa rallentare. E quando rallentiamo iniziamo a vedere cose che nella fretta non riusciamo a riconoscere. Per me la scrittura non deve necessariamente dare risposte, ma può aiutarci a formulare domande più vere. È uno spazio in cui possiamo essere sinceri, senza dover dimostrare nulla a nessuno. Ed è forse proprio questa la sua forza: permetterci di mettere ordine nel frastuono e dare un nome a quello che sentiamo.

Da Procida a Milano, la scrittura è diventata anche esperienza condivisa attraverso i tuoi workshop. Dopo Firenze con EirenFest e alla vigilia dell’appuntamento di Brisighella, che cosa stai scoprendo portando questo lavoro direttamente tra le persone?

Sto scoprendo che la parte più bella arriva spesso quando io smetto di parlare e iniziano a parlare gli altri. Nei workshop vedo persone che all’inizio dicono “io non so scrivere” e che, dopo pochi minuti, si ritrovano davanti a una frase che non pensavano di avere dentro. È questo che mi emoziona maggiormente. Non mi interessa insegnare a scrivere bene, ma creare uno spazio in cui sentirsi liberi di scrivere qualcosa di vero. Ogni città, ogni gruppo e ogni incontro sono diversi, ma c’è sempre un momento in cui le distanze si accorciano e qualcuno riconosce qualcosa di sé nelle parole di un’altra persona. Ed è lì che la scrittura diventa davvero condivisione.

Il 2 ottobre alle 14 presenterai Frammenti di vita allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale. Tornare in Campania, così vicino alla tua Procida, rende questo appuntamento diverso dagli altri?

Sì, inevitabilmente. Procida per me non è semplicemente il luogo in cui sono nata e cresciuta: è una parte del mio modo di sentire, di ricordare e probabilmente anche di scrivere. Ma tornare in Campania significa soprattutto tornare vicino alle persone che hanno sempre accompagnato il mio percorso. La mia famiglia è una presenza costante: i miei genitori, mia sorella, i miei nipoti, così come le amiche di sempre. Sentirli accanto, anche nei momenti più importanti legati ai miei libri, rende ogni traguardo ancora più speciale.  Essere a Palazzo Reale, a Napoli, con Frammenti di vita e insieme a SBS Edizioni avrà quindi un significato profondamente emotivo. Sarà un po’ come riportare il libro a casa, là dove sono le mie radici e molti degli affetti che mi hanno sostenuta in ogni passaggio di questo viaggio. Credo sarà uno di quei momenti in cui passato e presente si incontrano: la ragazza partita da Procida e la donna che oggi torna con due libri, tante esperienze vissute e la consapevolezza che nessun viaggio si compie davvero da soli.

By SenzaBarcode Redazione

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