Con Caro dimenticatoio lo scrittore napoletano torna a interrogarsi su identità, ricordi e oblio. Il 1° ottobre sarà protagonista di una presentazione in sala a Palazzo Reale.

Cosa accadrebbe se fosse possibile cancellare dalla memoria ciò che fa soffrire? È da questa domanda che prende forma Caro dimenticatoio, il nuovo romanzo di Nicola Tufano, pubblicato da SBS Edizioni. Una storia che utilizza il surreale per affrontare temi profondamente contemporanei: il rapporto con il passato, il senso di colpa, la responsabilità e il rischio di perdere una parte di sé insieme ai propri ricordi.

Nato a Napoli e cresciuto a Secondigliano, Tufano torna nella sua città in occasione del Campania Libri Festival. Il 1° ottobre l’appuntamento inizierà alle 19:15 con l’aperitivo allo stand SBS Edizioni a Palazzo Reale, per poi proseguire alle 20 con la presentazione di Caro dimenticatoio in sala.

Caro dimenticatoio parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante: poter cancellare dalla memoria ciò che fa soffrire. Quanto conta, nel romanzo, la domanda su ciò che rimane della nostra identità quando rinunciamo ai ricordi?

Questa è una delle domande centrali di tutto il romanzo, ovvero quale sia il legame tra memoria ed identità. Viviamo in un momento storico in cui ci viene insegnato a vivere proiettati nel presente e nel futuro, tralasciando il passato. La società contemporanea demolisce la memoria del passato, in quanto destituita di un valore economico e non commercializzabile. Una società nella quale domina la cultura della cancellazione, ovvero della dimenticanza. Ne sono testimonianza i continui aggiornamenti delle enciclopedie, dei software, delle app, delle linee guida delle società scientifiche, e si potrebbero fare infiniti esempi. Questa cultura della cancellazione, dell’inseguire isterico continue modifiche di ciò che soltanto ieri sembrava acquisito, viene ammantato di una veste di apparente modernità, ma in realtà è solo obbedienza ai ritmi frenetici imposti dall’industria tecnologica. Ciò conduce sovente a dei paradossi della modernità, come quello di persone anziane che non possono prenotare una visita medica solo perché non sanno utilizzare un’ App.

 A ben pensarci, solo il passato è patrimonio davvero nostro, essendo il futuro ancora un’ipotesi ed il presente del tutto transitorio. Senza un passato non esiste identità, e viene il sospetto che questa sistematica lotta contro tutto ciò che appartiene alla memoria, questa crociata contro il passato abbia come obiettivo finale demolire le identità individuali, e con esse anche quelle socioculturali. 

Billy Mind scopre che liberarsi dei propri ricordi significa anche entrare in contatto con colpe, segreti e rimorsi degli altri. Perché hai scelto proprio un adolescente per raccontare un tema così complesso?

Ciò non è affatto casuale. Non solo Billy Mind, ma anche gli altri protagonisti del romanzo, come lui vittime dei dimenticatoi, sono dei ragazzi. I giovani sono le vittime principali della cultura della cancellazione, non avendo avuto la fortuna di vivere il passato. Sono coloro i quali maggiormente subiscono il furto sistematico di memoria, caratteristico della società contemporanea. I meno giovani sono più fortunati, sono cresciuti senza dispositivi, senza intelligenze artificiali. Noi per fare delle ricerche impiegavamo settimane, a spulciare nelle biblioteche. Adesso è tutto più facile, tutto a portata di un click, anzi di un vocale. Ci vengono promessi degli agi, e queste promesse vengono puntualmente mantenute, ma nessuno ci dice a quale costo. Ebbene, il costo più alto sono tanti piccoli pezzi di memoria che giorno dopo giorno vanno via. Ci disabituiamo sempre più a fare sforzi per elaborare pensiero compiuto, ci affidiamo ad una macchina che lo fa per noi. Senza accorgerci che questo ci appiattisce e ci condanna ad un pensare comune, omologato e privo di profondità. Ciò che è in pericolo, in ultima analisi, è il pensiero critico. La capacità di pensare in maniera alternativa.

Sei nato a Napoli e torni nella tua città con un nuovo libro. Che significato ha presentare Caro dimenticatoio proprio al Campania Libri Festival?

Certo, per me è una grande emozione, per il legame profondo che ho con la città, che è la mia città, e perchè sento la napoletanità come un valore nel quale mi riconosco. Ciò nonostante non mi sia capitato finora di scrivere racconti ambientati a Napoli e che avessero la mia città come protagonista della vicenda narrata.

Il 1° ottobre, dopo l’aperitivo delle 19:15 allo stand SBS Edizioni, alle 20 presenterai Caro dimenticatoio in sala a Palazzo Reale. Che incontro vorresti costruire con il pubblico in questa occasione?

Mi piacerebbe se diventasse un incontro partecipato, durante il quale dal pubblico giungessero interventi, domande e magari, perché no, anche critiche. E, ovviamente, mi piacerebbe che qualcuno avesse già letto il mio libro, magari facendomi riflettere su qualche aspetto che non avevo considerato. Si finisce per essere egoisti, e sognare un incontro del genere nel modo più utilitaristico per l’autore. A ben pensarci, ciò che invece più conta è che qualcuno, anche solo una persona del pubblico, lasci questo incontro con una suggestione, con una riflessione in più.

By SenzaBarcode Redazione

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